Editoriali
L'ANNO CHE VERRA': PAURE, SPERANZE, RIFLESSIONI
Inserito il 01/12/2009

Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’… così recitava una canzone qualche tempo fa parlando di un anno che stava per finire con il naturale arrivo di uno nuovo. Un normale ciclo, un numero che cambia nella nostra età, ricordi in più da immagazzinare nel nostro cervello e quelle strane sensazioni di paure,speranze e riflessioni. Così in questo oblio di pensieri passiamo la nostra vita, accettando l’inesorabile tempo e le mode, il progresso, aggiornandoci, spesso forzatamente, a nuovi modelli di vita non sempre consoni alle nostre esigenze. Una cosa quasi certa èche la maggioranza di noi, al momento del passaggio tra un anno e l’altro, penserà: “Speriamo che
quest’anno nuovo sia migliore…”; lo stesso pensiero che avevamo avuto l’anno prima e l’anno
prima ancora e ancora prima. Lo stesso pensiero che avevamo quando eravamo adolescenti, con
obbiettivi e desideri diversi, ma sempre con la stessa speranza che potesse essere migliore.
Come è cambiato però il mondo! - In modo rapido, velocissimo oggi abbiamo un mare di cose in più, abbiamo tecnologie ultra sofisticate, viviamo più a lungo e più in salute, tutto e di più è a portata di mano, abbiamo informazione e quindi siamo meno ignoranti. Anno dopo anno il benessere ha gonfiato tutti noi, chi più e chi meno e ci ha dato nuovi desideri, nuove mire, nuovi obbiettivi. Poche cose non sono cambiate: oggi io ho mezzo secolo di vissuto e ricordo, della mia adolescenza,
sentivo parlare delle guerre in medio oriente, di quanti morivano di fame nei paesi del terzo mondo, di gente povera che non aveva di che vivere e coprirsi. Il progresso ha viaggiato alla velocità della luce, ma quest’ultimi ricordi non sono cambiati, esistono gli stessi poveri, la stessa gente che muore di fame negli stessi luoghi, così come continuano le guerre e relativi morti negli stessi ed identici scenari. Il benessere, questo progresso ha quindi dimenticato una parte di umanità. Noi però siamo stati tra i fortunati, siamo tra quelli che non sono stati dimenticati; noi abbiamo tutto e anche di più. Ma se abbiamo tutto e anche di più, perché non siamo così proporzionatamente felici?, perché siamo apparentemente forti, ma in realtà così fragili e pieni di paure, scontenti e delusi, incapaci di sorridere, mascherandoci con atteggiamenti da falsi ottimisti. Una risposta forse è che questo progresso, questo benessere, che ci ha scelto...forse è andato troppo oltre e noi, forse, non ci siamo resi conto di quanto ci ha danneggiato sotto certi aspetti. Con tutto questo benessere, oggi siamo tutti ansiosi sul nostro futuro e su quello dei nostri figli. Noi, i prescelti e fortunati con la pancia piena, ma spesso con cervelli vuoti e cuori aridi. Non comunichiamo più, non ci confrontiamo più, non abbiamo più amore ed emozioni...non c’è tempo per queste stronzate! Bisogna pensare a cambiare la macchina, il computer più potente, la TV al plasma, il telefonino che mi collega
alla luna...Non sia mai detto che io non ho questo o quello…
Così oggi in questo mondo che offre di tutto e di più siamo dei robot, privi di sentimenti, di umanità, automi che si accendono e si spengono come il nostro computer. Egoisti e fragili, stupidamente fragili incapaci di reazioni razionali, incapaci di maturare con l’anima, figuriamoci se poi siamo in grado di badare ed educare i nostri figli...non c’è tempo, bisogna correre, correre come il progresso, guai se restiamo indietro...non siamo più nessuno!!! - Poi c’è la crisi, il prossimo anno dicono che finirà e ci sarà la ripresa...il prossimo anno...il prossimo anno!!!
Ricordando momenti della mia infanzia e della mia adolescenza, quando non c’era tutto questo benessere e tutto progresso, non possedevo computer, telefonino e la TV, ricordo che quando
mio padre la comprò fu un evento indimenticabile, una festa del cuore. Era così intensa la nostra felicità familiare che si poteva toccare nell’aria della nostra modesta casa. La TV fu una conquista,
maturata, pianificata e per questo rispettata. Da bambino tutti avevamo abiti per tutti i giorni e abiti per la festa, per la domenica ed esisteva una piccola storia anche per le cose materiali, infatti gli
abiti della festa, dopo tante feste, venivano “declassati” ad abiti per tutti i giorni, così come le scarpe.
L’emozione che provavo, quando si decideva che avevo bisogno di un paio di scarpe nuove, è ancora viva e presente nel mio ricordare e quanta fierezza nell’indossarle alla domenica. Lo stesso valeva per un paio di pantaloni, un maglione o una semplice maglietta alla moda. Vorrei evidenziare quanta cura avevo per queste cose e come il mio pensiero di bambino abbinava il sacrifico dei miei genitori a quell’acquisto, per questo degno del massimo rispetto. Evidentemente qualcuno mi aveva dato questa capacità di pensiero. Un giocattolo poi, era un extra che arrivava a seguito di una ricorrenza o comunque a seguito di un evento che poteva essere un bel voto a scuola o la
promozione. Quando fui promosso in terza elementare, mi venne regalata la mia prima bicicletta che durò fino alle mie scuole medie ed ero io che avevo imparato a fare la normale manutenzione e riparazioni, la smontavo e rimontavo, la modificavo rendendola più adatta alla mia crescita ed era sempre ed orgogliosamente la “mia bici”. Nel palazzo dove abitavamo, i nostri vicini erano tutti amici, qualche diverbio condominiale c’è sempre stato, ma poi finiva presto...c’era molta più tolleranza. Quando mia madre faceva un caffè bussava sul pavimento con la scopa e dopo due minuti la signora del piano sotto saliva da noi, la stessa cosa succedeva al contrario con le stesse modalità, una bussava sul pavimento e l’altra al soffitto: quello era il segnale del caffè. Quando mia nonna faceva la pizza, impastava sempre il doppio perché una era per noi ed un’altra veniva distribuita in assaggio al resto del condominio, questo succedeva reciprocamente con varie altre pietanze. Quando qualcuno del condominio si recava al mercato, cercava sempre un’altra accompagnatrice e se qualcun altro era impossibilitato ad andare, veniva naturale e spontaneo chiedere
di cosa avesse bisogno e fare la spesa anche per l’altro. Esisteva una grande solidarietà; per noi bambini, ragazzi esistevano i cortili ed eravamo sorvegliati a turno o da una mamma o dall’altra e ogni mamma autorizzava l’altra a riprenderci nel caso di qualche schiamazzo o marachella. La comunità era davvero comunità, sana, spassionata e principalmente utile. Nel tempo poi, man, mano che il benessere elargiva a grandi mani ogni bene, questa solidarietà pian, piano scemava, così come scemavano ideali e rispetto per le persone e per le cose.
Più il progresso ci portava benessere, più cresceva l’egoismo delle persone, il materialismo, il dimostrare ad oltranza, il chiudersi dall’altro e così, anno dopo anno, anno dopo anno queste crescite e queste perdite hanno continuato a crescere ed a perdere. Oggi siamo tutti tecnologici, ma siamo fondamentalmente vuoti. La solidarietà ed il rispetto sono un lontano ricordo...oggi ci siamo globalizzati, oggi siamo cittadini del mondo, ma se qualcuno ci chiede come si chiama il nostro
vicino di casa non lo sappiamo. Poche persone hanno ancora qualche sano valore. Per l’educazione dei ragazzi non c’è più tempo: per ragioni di lavoro e sopravvivenza a questo benessere, i figli si parcheggiano ore e ore negli asili, nei baby parking, si lasciano al post-scuola e poi, ogni tanto, quando ci passa quell’ombra di buonsenso rimasto, pretendiamo l’educazione ed il rispetto dai nostri figli. Questo progresso ci ha resi ciechi e sordi e, anche volendo, siamo impossibilitati a fare le persone sensate. Posso dire oggi a mio figlio che non posso o non ritengo giusto comprare uno zaino alla moda per andare a scuola, ma che può andare bene anche un altro tipo, ma devo già spiegargli una serie di cose che a 4 o 5 anni sono difficili da capire e poi quando andrà all’asilo o a scuola e tutti gli altri avranno lo zaino alla moda e lui no, verrà emarginato dagli altri e se non ha un carattere forte (cosa rarissima oggi) ne potrebbe soffrire, quindi di conseguenza mi adeguo anche io e compro lo zaino alla moda. Questo è un esempio di fragilità di quanto poco carattere abbiamo e di come trasmettiamo poco a nostra volta. Siamo nel mondo globale però...questo è
quello che conta, belle parole ma molta poca sostanza. Oggi si buca il calzino e si butta via, si sporca il pantalone o si sgualcisce un po’, si butta via. Regali qualcosa non c’è più entusiasmo, tutto scontato, tutto diventa subito obsoleto e vecchio dopo un giorno, buttare, buttare, cambiare, cambiare. Montagne di rifiuti che ormai hanno creato un serio problema di spazi, di inquinamento e tutti a parlare di come risolvere, bonificare, sanare… Tutti a fare i sapienti e a gettare sentenze. Politici di ogni colore regressi ed evaporati come i sani principi che pensano al loro solo benessere, capaci solo di insultarsi a vicenda e a darsi a turno le colpe dei malesseri sociali, senza trovare mai soluzioni.
Oggi c’è la crisi e tutti hanno paura, paura di ridimensionarsi di privarsi del superfluo; eppure quando il benessere e il progresso non erano così forti si sorrideva di più e si era più felici con molto meno. A breve si dice che non ci sarà più bisogno di accoppiarsi per avere un figlio, lo si
farà tutto in laboratorio. Fare l’amore diventerà obsoleto, roba da vecchi...dobbiamo goderci tutto questo benessere, non c’è tempo… “Speriamo che il prossimo anno sia migliore…”

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